“Sono le persone inutili, gente destinata a perdersi”. Questi immortali versi di Paolo Vallesi, vincitore di Sanremo Giovani nel lontano 1991, raccontano la parabola di molte meteore sanremesi. Ma la canzone di Vallesi non deve trarre in inganno: molti di questi cantanti hanno fatto fortuna in altri campi.
Tom Hooker nell’81 si esibiva in pattini a rotelle sul palco dell’Ariston cantando “To-to-toccami mi dai brividi” (fu subito eliminato), ora è un apprezzato artista visuale a Las Vegas, e le sue sorprendenti immagini in bianco e nero sono esposte in tutto il mondo.
Paolo Occhipinti partecipò al Festival con l’accattivante pseudonimo di John Foster per ben due anni di fila, nel ’65 con “Cominciamo ad amarci” e nel ’66 con “Se questo ballo non finisse mai”, due testi di pura banalità sanremese che non raggiunsero mai la serata finale. Le cose gli andarono meglio come giornalista: entrato in Rizzoli negli anni ’60, per 26 anni ha diretto uno dei più popolari settimanali italiani, Oggi.
Pino Donaggio, con quattro partecipazioni, è un veterano di Sanremo. Il successo arriva nel ’65 con “Io che non vivo (senza te)”, un brano cantato ancora adesso e interpretato di recente da Francesco Renga. Pino Donaggio non ha abbandonato la musica, ma ha lasciato il palcoscenico. Ora è un apprezzato autore di colonne sonore, specializzato in horror. Sue le musiche di capolavori come “Carrie, lo sguardo di Satana” di Brian De Palma, ma anche di “Non ci resta che piangere”.
Per non citare Giorgio Faletti, già cabarettista, tre volte partecipante a Sanremo: prima con “Rumba di tango” in coppia Orietta Berti, poi con “Signor Tenente”, con cui sfiorò il primo posto, e l’anno dopo con la malinconica invocazione al Signore, “L’assurdo mestiere”. Ora è più facile conoscere i suoi thriller, venduti in milioni di copie, che le sue canzoni.



